Eutanasia, Dj Fabo andrà in Svizzera per la morte dolce

Eutanasia, Dj Fabo andrà in Svizzera per la morte dolce

Fabio Antoniani, 39 anni, milanese, meglio conosciuto come Dj Fabo. Una vita colorata, varia, inseguendo il sogno e la passione della musica in tutto il mondo. Poi, però, la tragedia. “Il 13 giugno 2014 sono diventato cieco e tetraplegico a causa di un incidente in macchina” faceva sapere qualche settimana fa in un video, attraverso la voce della sua fidanzata Valeria. “Non ho perso subito la speranza però. In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie. Purtroppo senza risultati. Da allora mi sento in gabbia. Non sono depresso, ma non vedo più e non mi muovo più“. Il filmato, realizzato grazie all’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, era un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella speranza di sbloccare la prassi per la discussione e l’approvazione della legge sull’eutanasia, depositata in parlamento ed ivi giacente da qualche mese.

Cosa è accaduto

Un appello, però, lanciato invano. Il messaggio non è stato preso in considerazione dalle alte sfere e, stando a quanto dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni, Dj Fabo avrebbe definitivamente deciso di farsi accompagnare in Svizzera, dove l’eutanasia è legale, per potere esser libero di morire. Più volte Antoniani si era scontrato con le istituzioni italiane, ma non c’è stato verso di risoluzione. “Fabo mi ha chiesto di accompagnarlo in Svizzera. Ho detto di sì“, si legge sull’account facebook di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, annunciando di aver accettato la richiesta del ragazzo.

“Fabo, non andare a morire”

La legge sull’eutanasia, a dibattito per la prima volta nella storia della Repubblica italiana nel marzo 2016, si trova praticamente ancora bloccata nell’iter di rito a distanza quasi di un anno. A seguito della prima calendarizzazione, infatti, la discussione parlamentare si è fermata bruscamente e l’iter tradizionale è venuto sospeso. Intanto da Avvenire spunta il contro-appello di Matteo, 19enne, disabile fin dalla nascita, incapace di parlare e di camminare ma non di pensare. Non appena è venuto a conoscenza della vicenda di DJ Fabo, Matteo ha voluto scrivergli: “Noi persone cosiddette disabili siamo portatori di messaggi molto importanti per gli altri, noi portiamo una luce. Anch’io a volte ho creduto di voler morire, perché spesso gli altri non ci trattano da persone pensanti ma da esseri inutili. È vero, noi due non possiamo fare niente da soli, ma possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo. Fabo, noi siamo il cambiamento che il mondo chiede per evolvere! Tieni duro”.

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